CAD: TUTTO QUELLO CHE TI BASTA SAPERE

NUOVA RIFORMA DEL CODICE DELL’AMMINISTRAZIONE DIGITALE

Il 12 gennaio 2018 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 13 dicembre 2017 n. 217, che contiene disposizioni di integrazione e correzione al decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 179. Le modifiche incidono sul Codice dell’Amministrazione  Digitale (che d’ora in poi chiameremo semplicemente CAD) di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, ai sensi dell’articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n. 124,  sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.

Ecco le novità più importanti del nuovo assetto:

  • semplificazione nell’adozione di regole;
  • possibilità per i cittadini di registrare il proprio domicilio digitale;
  • modifica del processo di firma elettronica;
  • introduzione del Difensore Civico Digitale Unico;
  • creazione di una sezione speciale dell’IPA
  • abrogazione dell’art. 48 CAD

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1) Dai DPCM alle Linee Guida:

L’obiettivo di semplificare la normativa del CAD ha portato il legislatore a stabilire che le regole tecniche attuative del codice, come previste dall’art. 71, trovino la loro attuazione non più in decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri ma in Linee Guida, emanate dall’Agenzia per L’Italia Digitale (AgID). Questa modifica va letta ricollegandola alla volontà di delegificazione (iniziata con il decreto legislativo 179/2016), attuata trasferendo la disciplina in esame dalla fonte legislativa primaria a quella secondaria.

Tali linee guida saranno di volta in volta emanate solo dopo la consultazione del Garante per la privacy e della Conferenza Stato-Regioni; non solo dunque il Presidente del Consiglio sarà spogliato della propria capacità normativa in merito, ma sarà tolta ai ministeri anche la semplice funzione consultiva.

Per giungere all’effettiva adozione ed entrata in vigore delle linee guida, infine, sarà necessario attendere 30 giorni dopo l’emanazione; questo lasso di tempo serve a permettere a chiunque di consultarle, grazie alla pubblicazione sul sito dell’AgID e sulla Gazzetta Ufficiale.

2) Domicilio digitale:

Nel primo quadrimestre del 2018 è data a ogni cittadino (purché sia in possesso di PEC o di un servizio elettronico di recapito certificato in linea con le regole UE) la possibilità di eleggere il proprio domicilio digitale unico, tramite registrazione mezzo  SPID (firma digitale virtuale) ad un sito internet. È previsto a completamento dell’introduzione l’obbligo per le Amministrazioni di inviare ogni comunicazione (comprese multe e comunicazioni fiscali) al recapito digitale indicato.

I domicili digitali dei cittadini che aderiranno al nuovo servizio verranno raccolti in un indice realizzato dall’AgID. Una novità auspicata nel settore, ma ancora in fase di sviluppo e non realizzata nell’ambito di questa riforma, riguarda la creazione dell’Anagrafe unica della popolazione residente.

Se la PEC è sicuramente nota come strumento informatico con validità legale, è invece una sorpresa apprendere che il cittadino, in sostituzione della PEC, potrà utilizzare un servizio elettronico di recapito certificato.  Esso rappresenta un canale di comunicazione online che rispetta le norme europee in materia di sicurezza digitale, ma non sono ancora noti i requisiti per entrarne in possesso, per i quali occorrerà attendere la pubblicazione delle relative linee guida.

Il domicilio digitale, l’identità digitale SPID e l’anagrafe nazionale online rappresentano tasselli fondamentali verso il completamento della “cittadinanza digitale”, obiettivo perseguito sia a livello nazionale che europeo.

3) Firma elettronica:

Per quanto riguarda la firma elettronica avanzata (che ha lo scopo di sostituire, nel documento informatico, la sottoscrizione autografa che si appone nel documento cartaceo), l’art. 20 comma 1 bis CAD riscrive il processo di firma con modalità tali da garantire sicurezza, integrità e immodificabilità del documento e, in maniera manifesta e inequivoca, la sua riconducibilità all’autore.

Anche in questo caso sarà però necessario attendere le linee guida attuative del sistema approntato dal legislatore.

 

4) Difensore civico digitale:

Presso l’AgID viene altresì introdotto l’ufficio del Difensore Civico Digitale Unico: esso va a sostituire i molteplici difensori civici digitali previsti originariamente per ogni amministrazione dello Stato, in realtà mai istituiti.

Lo scopo di tale ufficio, dotato di competenze e della responsabilità di verificare eventuali inadempienze, è di permettere ai cittadini di vedere riconosciuti i propri diritti di cittadinanza digitale. Per realizzare questo obiettivo sarà innanzitutto necessario renderli consapevoli dei diritti che il CAD riconosce loro; in secondo luogo, sarà compito del Difensore Civico intervenire in caso di violazione affinché l’amministrazione adempia agli obblighi previsti.

5) Sezione speciale IPA:

La novità introdotta dal d.lgs. 217/2017 in quest’ambito è la creazione di una sezione speciale dell’IPA (Indice delle Pubbliche Amministrazioni) nella quale dovranno confluire gli indirizzi PEC già presenti nel registro delle p.a. ma di dubbia attendibilità a seguito del d.l. 90/2014, nonché raramente aggiornati; ciò permetterebbe di rendere finalmente consultabile un indice divenuto fino a questo momento inservibile.

Se la modifica ha il merito di rendere nuovamente utile un servizio già presente ma obsoleto, non va dimenticato che spetta alle p.a. il compito di tenere aggiornati gli indirizzi PEC; se, come già avvenuto, essa non dovesse in futuro rispettare tale obbligo, è indubbio che anche la nuova sezione dell’IPA cadrà nelle stesse problematiche già viste.

6) Abrogazione a partire dal 1 gennaio 2019 dell’art. 48 CAD

L’articolo 65 delle disposizioni transitorie prevede altresì che dal 1 gennaio 2019 sia abrogato l’articolo 48 CAD, che, regolando l’istituto della Posta Elettronica Certificata, rendeva la trasmissione telematica a tutti gli effetti equivalente alla notificazione a mezzo posta (salvo diverse previsioni di legge).

Ciò però non significa che la PEC non sarà più riconosciuta come veicolo legale di comunicazione, dal momento che la sua efficacia continua ad essere garantita, anche nei processi telematici, dall’articolo 6 comma 1 del CAD. Il tentativo è piuttosto quello di dare nuovo impulso all’utilizzo del domicilio digitale, rimasto fino al decreto lettera sostanzialmente morta.

Come le precedenti riforme operate sul CAD, anche questa sembra di primo acchito avere un’incisività più teorica che pratica: ad attuazione delle indicazioni generali espresse dal decreto, infatti, è necessario che l’AgID si occupi di emanare le linee guida prospettate dal legislatore affinché la riforma dispieghi effetti nel settore. Non resta dunque che attendere la concretizzazione di una riforma che di per sé è ben congegnata, pur mantenendo un assetto eccessivamente astratto.

Staff di Tutorat

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