BANCHE DATI: COSA, QUANDO E COME USARLE

“E’ inutile affannarsi a cercare, preferisco impegnarmi a trovare.”

Anonimo

 

 

L’articolo di oggi è dedicato a uno strumento INDISPENSABILE per lo studente ed il professionista forense: la banca dati.

La banca dati giuridica nella vita del professionista è una fedele compagnia sino dai tempi dell’Università’ quando, muniti di quegli strani codici di accesso, si tenta il primo login in un mondo denso di informazioni e tanta tecnologia.

Tutti almeno una volta nella vita hanno consultato una banca dati, ma chi può dire di sapere davvero cosa sia?

Le banche dati nascono negli anni ottanta dall’idea di voler supportare il giurista nel momento delle ricerche giurisprudenziali e normative che un tempo avvenivano sui repertori e su codici che a cadenza periodica di aggiornamento contenevano giurisprudenza per articolo(I famosi di Cedam Cian Trabucchi, di Giuffre’ I Pescatore Ruperto).

Gli anni ‘80 giocarono un ruolo chiave per la diffusione dell’informatica e dei computer e negli studi legali. Le scrivanie cominciavano a riempirsi di queste scatole spesso di colore chiaro piene di fili, rumori, e tante buone intenzioni corredate da grossi monitor a tubo catodico che producevano immagini sgranate.

Le case editrici giuridiche, visto il periodo propizio per l’informatica, come  naturali distributori di strumenti per giuristi, non potevano che cavalcare il momento per mettere a disposizione, con un lavoro immane con le tecnologie del tempo, tutto lo scibile dei repertori di massime e polverosi codici in pittoreschi floppy disk che, inseriti nei pc, con un embrionale motore di ricerca testuale, che si avviava con $$, permettevano al giurista neotecnologico di avere conoscenza immediata e sufficientemente semplice dei tanto sospirati eventi giurisprudenziali.

Con il passare del tempo le banche dati, embrionale contenitore di informazioni, diventarono un motore di ricerca autonomo, ancora molto distante dal gigante google, ma comunque dignitoso. Il problema, semmai, era lo spazio occupato da queste scatolette magiche formate da più dischi con svariati contenuti.Un problema che si risolse facilmente con l’arrivo dei CD ROM.

Ma per quanto la storia sia interessante quello che oggi, a noi, interessa maggiormente è come utilizzare al meglio le banche dati per le nostre attività più svariate: dalla stesura di una tesi di laurea alla composizione di una strategia difensiva.

Cominciamo col dire una cosa per nulla scontata: per imparare ad utilizzare una banca dati prima… bisogna averla.

Le più famose banche dati sul mercato sono Pluris (gruppo wki), Dejure (iusexplorer, juris data), Lex 24 (Sole 24 ore), Cassazione.net.

Sono tutte banche dati generaliste, ovvero contenenti quasi tutte le informazioni inerenti a giurisprudenza di legittimita’, normativa, legislazione e codici. Esistono anche nella configurazione Major e contengono in aggiunta Formulari, sentenze europee, commenti dottrinali e sentenze di merito catalogate per tribunale di competenza.

Una volta procurata una banca dati bisogna imparare ad usarla.

E si, un passo alla volta. Innanzitutto chiediti a cosa serve una banca dati.

Se hai risposto “a cercare informazioni” hai sbagliato in pieno.

Infatti per usarla bisogna essere bravi a TROVARE informazioni, perché ciò che conta è dedicarsi alla ricerca, spulciare fra le massime, informarsi, giocare di parole chiave e solo dopo arrivare al risultato.

Tutto facile si, ma in soldoni come interrogare una banca dati?

In realtà tutte ragionano come un motore testuale come anche google, ed hanno ovviamente logiche particolari che ne permettono il funzionamento. Ma spesso la ricerca può portare delle sorprese.

Per esempio se cerco un articolo del codice della strada la banca dati dovrebbe sapere che l’abbreviativo CDS nel linguaggio comune riguarda proprio articoli di quella legge, quindi cercando 186 cds comma 2 ci si aspetta che la banca dati dia come risultato proprio quell’articolo, invece questo risultato non è per nulla scontato.

Provare per credere.

Andando a fondo si scopre che CDS nel linguaggio giuridico riporta anche al CONSIGLIO DI STATO e quindi la nostra banca dati ha fatto un po’ di confusione nel proporci i risultati.

Molto meglio allora scrivere le parole per intero e approfittare dei suggerimenti di ricerca che aiutano il motore della banca dati.

So cosa vi state chiedendo: perché cavolacci se provo con google mi trova sempre quello che cerco?

Google è frutto di un motore di ricerca algoritmico intelligente che apprende dalle digitazioni degli utenti, e dagli ambiti di ricerca. I suoi risultati sono frutto dei nostri click non di logiche di ricerca giuridica.

In ogni caso il consiglio che do è quello di fare ricerche brevi, con poche parole, con riferimenti numerici corretti (se li abbiamo) senza uso di punteggiature e con abbreviazioni sensate ma facendo sempre appello agli standard della classificazione della cassazione.  In una parola alla… classicazione.

Quest’ultima è l’ordine di classificazione degli archivi della cassazione.

Facciamo un esempio.

Se cerco in una banca dati giuridica “distanze finestre” difficilmente mi darà indicazioni su che distanza posso porre le finestre tra costruzioni adiacenti, perche’ in giuridicese le finestre sono luci e vedute e sono classificate come tali.

Quindi questo cosa vuol dire (a parte che devi ripassare diritto privato!)? Che per finalizzare una ricerca in maniera organica e corretta bisogna utilizzare terminologie apposite e consone agli argomenti trattati.

Veniamo adesso ad un altro aspetto: quando costa una banca dati?

Fortunatamente negli anni I prezzi sono calati dando la possibilità all’utente di abbonarsi anche a più servizi e fare raffronti intelligenti.

I prezzi variano dai 500 ai 1000 euro all’anno.

Qualcuno si chiederà se è possibile trovare prodotti gratuiti. Esiste l’archivio della cassazione che è gratuito e contiene solo sentenze (non massime) e la ricerca risulta semplice.

Ma, ahimè, “la qualità la paghi” e se si vuole contare su risultati certi, sicuri e soprattutto approfonditi, che aiutano ad inquadrare velocemente gli istituti e la giurisprudenza prevalente e contraria è necessario fare qualche investimento.

Chi le vende?

Dalla libreria professionale giuridica, all’agente mono mandatario, a quello plurimandatario, ai consulenti editoriali e ormai ai siti delle case editrici che a suon di promo fanno si stanno facendo largo sul mercato.

Consiglio sempre di avvalersi di un consulente esperto e onesto che valuti i vostri (reali) bisogni senza vendervi della fuffa.

Riflettici su, intanto buona ricerca!

 

Emmanuel Bessah

Consulente informatico

 

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