Intervista ad uno studente universitario

 

 

C’è chi dice che giurisprudenza sia molto più facile delle facoltà scientifiche, chi dice che sia estremamente difficile, chi sia inutile, chi basti solo tanta memoria per studiare o che chi ha fatto il liceo classico sia avvantaggiato.

Dica quel che si dica, studiare all’università non è facile.

Lo sappiamo e probabilmente non ti stiamo dicendo nemmeno niente di nuovo. Se stai affrontando una facoltà come Giurisprudenza, inoltre, le cose si complicano. Bisogna ricordarsi date, decreti, numeri di leggi… tantissime cose. Come studiare velocemente e in modo efficace? C’è un metodo di studio per Giurisprudenza da seguire che sia facile, con dei riassunti e magari ci aiuti anche a prendere 30 a tutti gli esami? Non abbiamo la bacchetta magica, purtroppo per te, ma abbiamo chiesto ad una giovane studentessa laureanda in legge qualche consiglio sul metodo di studio per giurisprudenza. Ecco cosa ci ha detto!

Veronica Paolucci, è al quinto anno della Facoltà di Giurisprudenza presso l’università Alma Mater Studiorum di Bologna, polo di Ravenna. In questo momento frequenta il corso di diritto industriale e della concorrenza e sta preparando la tesi di laurea.

Veronica, come molti ragazzi della sua età, studia e lavora, ed ha dovuto imparare a gestire al meglio il tempo e le risorse a disposizione per raggiungere i suoi obiettivi.

L’abbiamo contattata per una breve intervista sulla sua esperienza e per consigli agli studenti che stanno pensando di mollare la presa.

Ciao Veronica! Grazie per aver accettato di partecipare alla nostra intervista. Ti chiediamo di dirci qualcosa di te, per presentarti ai nostri lettori.

Ciao, sono Veronica, ho 23 anni e sono al quinto anno di Giurisprudenza. Frequento la facoltà di Ravenna, polo distaccato dell’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Inizialmente fu una scelta dettata da necessità ma alla fine si è rivelata essere strategica.

Perché hai deciso di studiare Giurisprudenza? Oggi sono cambiate le tue aspettative?

Quando mi sono iscritta ero molto spaventata all’idea di quello che mi aspettava, non avevo mai studiato diritto prima dell’università perché al liceo classico non era compreso fra le materie, ma allo stesso tempo sentivo che poteva essere la facoltà giusta per me, “a pelle”. Oltretutto, la tipica leggenda metropolitana in merito a Giurisprudenza è che sia necessario possedere una memoria di ferro, cosa che io purtroppo non ho mai avuto.

Arrivata a questo punto del percorso posso dire che ammetto di aver studiato con persone dotate di un’ottima memoria, capaci di ricordare punto per punto interi manuali e una valanga di articoli di codici, ma mi sono anche resa conto che la chiave del successo è cercare di comprendere la base delle scelte legislative, delle decisioni giurisprudenziali, delle dispute dottrinali, ricercare la ratio delle norme, colmare le lacune mnemoniche con il ragionamento.

Per quanto riguarda le mie aspettative, non me ne sono mai create troppe. Ho sempre apprezzato la nobiltà di questo ambito di studi e la sua importanza, non solo per gli studenti di Giurisprudenza ma per ogni cittadino, e non sono stata delusa da questo. Resto convinta che le conoscenze che ho ottenuto siano fondamentali e che, se poste nelle mani giuste, possano fare la differenza.

 

Ricordi il tuo primo esame? Com’è andata?

Il mio primo esame è stato Filosofia del Diritto.

Con il senno di poi mi rendo conto di averlo preparato abbastanza male, non avendo ancora un metodo adeguato, ma per fortuna la Professoressa ha avuto clemenza e mi ha accompagnato nell’esposizione di ciò che sapevo fornendomi qualche dritta per gli esami futuri. Dopo qualche domanda di ragionamento su ciò che avevo studiato, ho ottenuto la lode.

 

Il tuo metodo di studio, rispetto al primo anno, è cambiato? Come ti approcci alle materie oggi?

Non credo che occorra un metodo di studio “fisso” per ogni materia, perché sono tutte molto diverse fra loro. Ritengo, anzi, che il segreto sia la flessibilità: ho alternato il classico “leggi e ripeti”, che tendo a usare per gli esami più massicci, alla schematizzazione per gli esami più tecnici e snelli, a letture veloci per esami dati sui soli appunti… il primo anno, invece, ho dato tutti gli esami allo stesso modo: leggevo una, due, tre volte il manuale, e ripetevo a raffica fino al giorno dell’esame, ottenendo ottimi risultati in alcuni casi e pessimi in altri. Purtroppo, mi rendo conto di aver sprecato persino troppo tempo nello studio di materie davvero semplici e di aver trascurato l’apprendimento dei principi generali di altre, ma per fortuna gli esami del primo anno sono sempre da riprendere nel corso degli studi, quindi ho avuto modo di recuperare gli argomenti studiati “male”.

 

Da studente del quinto anno del corso di laurea di Giurisprudenza, se oggi dovessi dare dei consigli ad una matricola del primo anno, cosa gli diresti?

Gli direi di esercitarsi a organizzare il proprio tempo in funzione dell’esame in modo da ottimizzarlo, di non tralasciare la propria vita sociale e i propri hobby ma allo stesso tempo di non prendere sottogamba un percorso come quello di Giurisprudenza, che può regalare enormi soddisfazioni se vissuto appieno e in modo consapevole-

 

Quali caratteristiche o “predisposizioni” dovrebbe potenzialmente avere un giovane che vuole studiare a Giurisprudenza? Esiste, a tuo parere, “il” profilo “necessario” per conseguire il titolo senza importanti disagi?

Penso che Giurisprudenza sia una di quelle facoltà che potenzialmente potrebbe fare chiunque, con la passione e la voglia di fare. Al primo anno si iscrivono persone provenienti da studi superiori anche molto diversi fra loro: liceo classico o scientifico sicuramente, ma anche ragioneria, istituti tecnici, professionali… ho visto fallire o primeggiare persone provenienti da qualunque scuola, con qualunque metodo di studio, con ogni tempistica di preparazione di un esame. Penso proprio che non ci siano particolari predisposizioni richieste per cominciare questo percorso di studi, ma è sempre necessaria la consapevolezza che saranno cinque anni intensi e difficili, occorre essere pronti a questo.

  

Hai già scelto la materia per la tesi di laurea? E’ stata una scelta combattuta? Quali criteri hai usato per decidere?

Come materia per la tesi ho scelto un esame opzionale del quinto anno, Diritto Industriale. L’idea è maturata nel corso del tempo, mi sono sempre piaciute di più le materie economico-commerciali rispetto alle altre branche del diritto. Un giorno, scherzando, ho detto alle mie amiche che mi sarei laureata in Diritto Industriale perché doveva essere così noioso che nessuno mi avrebbe ascoltato durante l’esposizione della tesi e mi avrebbero dato il massimo sulla fiducia. Arrivata al quinto anno, ho letto il programma e mi è sembrato in realtà veramente interessante, un approfondimento di tutto quello che mi era piaciuto negli anni precedenti; studiando la materia, questa impressione è stata confermata e mi è sembrato un ottimo ambito con il quale terminare il mio percorso.

 

Come credi di proseguire il tuo percorso formativo? Avvocato, Notaio, Magistrato…o impiegata in banca? Hai già avuto esperienza in qualche studio?

Sono ancora indecisa, sicuramente come prima cosa vorrei prendere il titolo di avvocato ma non escludo di provare in seguito un concorso; in questo momento, escluderei l’idea di diventare impiegata in banca.

Ho collaborato con un avvocato che si occupa di consulenze stragiudiziali, privacy e adeguamento alla GDPR, ma non ho fatto pratiche o tirocini in qualche studio, penso prima a terminare questo percorso.

 

Dopo la laurea, quale sarà il primo step per la pratica?

Domanda molto difficile, è forse il punto su cui ho più dubbi. Purtroppo, il nostro sistema è fatto male da questo punto di vista, accompagnano mano nella mano gli studenti fino alla laurea e poi li abbandonano a loro stessi senza fornire indicazioni o consigli su come si cerca uno studio adeguato alle proprie esigenze per la pratica, come si svolge, quali sono le burocrazie cui bisogna attenersi. Sicuramente bisogna essere svegli e soprattutto non demordere. Credo che telefono alla mano, batterò gli studi del circondario alla ricerca di un posto che faccia per me e a quel punto incrocerò le dita.

L’esperienza di Veronica è simile a quella di molti altri studenti italiani che cercano di conquistare il loro posto nel mondo. Che ci si iscriva a legge, fisica, filosofia, medicina, lettere…la strategia è sempre la stessa: un buon metodo, mentale e di studio.

Speriamo che la condivisione di questa esperienza ti sia stata utile a capire che non esistono molti segreti, quello che ti occorre è già dentro di te. Forza!

Staff di Tutorat

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